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Articoli con tag hardening WordPress

Articoli con tag hardening

Il titolo è ovviamente ad effetto. Dopo aver avuto fra le mani il codice di qualche sito compromesso, ho cominciato a pensare a qualcosa per impedire o mitigare l’effetto di un bug nel codice di WordPress tale da portare ad una intrusione ed all’iniezione di codice malevolo.

Nessuna pretesa di presentare la soluzione definitiva, anzi: chi si occupa di queste cose sa meglio di chiunque altro che ogni software ha innumerevoli modi per essere sovvertito nel funzionamento.

Andiamo con ordine.

L’Hosting

La prima linea di difesa è appunto il metodo di hosting, ossia dove e come è ospitato il nostro blog. Di solito abbiamo a disposizione uno spazio accessibile via FTP (o altri metodi a piacere), un database su MySQL ed un pannello di controllo. Il primo problema viene dal metodo con cui il corrispondente web server accede al nostro spazio: il web server altro non è che un programma che viene eseguito con un certo utente di sistema ed accede in lettura al nostro spazio per prendere i file e presentarli al resto del mondo. Alcuni fornitori adottano la corretta separazione di privilegi fra l’account con cui viene eseguito il web server e l’account con cui accediamo per modificare il nostro sito: il risultato è che i file da noi scritti non possono essere modificati dal web server. Tradotto, vuol dire che se un malintenzionato scopre una falla in WordPress e tenta di sfruttarla per modificare il codice stesso di WordPress, o di scrivere un file aggiuntivo fra quelli del sito, non ci riesce perché il web server ha accesso in sola lettura.

L’effetto collaterale è che alcune funzioni di WordPress non sono disponibili: la modifica dei temi e dei plugin, l’upload di file ed il backup del database su un file nel server. Queste funzioni richiedono appunto che il web server abbia accesso in scrittura e modifica a queste directory e file:

  • wp-content/themes/ e tutti i file presenti in essa per la modifica dei temi
  • wp-content/backup-xxx/ per i backup (se si ha il plugin installato ed attivo)
  • wp-content/uploads/ per i file caricati tramite il manager di WordPress
  • wp-content/plugins/ per i plugin.

Rendere di nuovo utilizzabili queste funzioni è piuttosto facile, al prezzo di diminuire la sicurezza di un po’: si modificano i permessi di accesso ai file ed alle directory interessate consentendo la modifica al web server. E’ pur vero che questa assegnazione può essere granulare, ossia possiamo decidere di permettere solo gli upload, ed assegnare i permessi giusti alla sola directory wp-content/uploads/.

Se invece, come purtroppo succede con alcuni servizi a basso costo, il web server accede con lo stesso account con cui accediamo noi, siamo di fronte ad un potenziale problema di sicurezza che rende molto facile l’attacco da parte di un malintenzionato in presenza di un bug in WordPress che permetta l’iniezione di codice e di file nel sito.
Questo perché il web server può essere costretto a modificare praticamente qualsiasi file fra quelli installati nel nostro sito, e niente glielo impedisce. Nell’altro caso invece, anche in presenza di un bug che permette l’iniezione di codice malevolo, l’operazione fallisce perché il web server non ha i permessi per scrivere o modificare file.

Queste sono le due casistiche che ci si trova di fronte. Nel secondo il rischio è molto maggiore e diventa difficile contrastarlo. Ma qualcosa si può fare. Vediamo.

Le misure minime

Partiamo da alcune impostazioni generali di WordPress:

  • Registrazione degli utenti: se non abbiamo particolari necessità di consentire l’accesso a chiunque voglia registrarsi, è meglio disabilitare la voce relativa alla registrazione aperta a tutti nel pannello di opzioni generali. Gran parte degli attacchi sono facilitati dalla possibilità di registrarsi. In parecchie vecchie versioni di WordPress c’era un bug che permetteva ad un utente registrato di elevare i propri privilegi, anche solo per alcune operazioni, ma tanto bastava ad aprire una breccia nelle difese. Quindi, se non serve, disabilitiamo. Da notare che non è una efficace misura contro lo spam, costringere gli utenti a registrarsi per commentare. Gli spammer non si fanno intimidire, mentre invece si scoraggiano i visitatori “onesti”. E lo spam passa lo stesso. E’ molto più efficace un plugin antispam o la moderazione dei commenti.
  • Cancelliamo i temi non utilizzati: anche quelli “di serie” con WordPress, accertando prima che i file non siano utilizzati dal tema corrente, naturalmente. Se dovesse servire, terremo di scorta il tema di default di WordPress e lo caricheremo sul sito se occorre. Questo perché i file dei temi sono comunque raggiungibili, anche se inutilizzati, ed il percorso per raggiungerli è noto, visto che è uguale per tutte le installazioni. Sono file PHP, quindi passibili di tutti i problemi di qualsiasi altro file PHP. A maggior ragione se il tema non è uno di quelli ufficiali. Potrebbe contenere errori sfruttabili da un malintenzionato, e data la minore diffusione del singolo tema rispetto a WordPress nel complesso, gli eventuali errori potrebbero passare inosservati per molto tempo, esponendo il nostro blog ad un rischio inaccettabile.
  • Cancelliamo i plugin non utilizzati: vale lo stesso discorso fatto per i temi. Anche i plugin sono file PHP, certamente più difficili da raggiungere, nel senso che se sono disabilitati non c’è modo di sapere dall’esterno se siano installati, quindi il lavoro per un malintenzionato è un po’ più difficile. Ma basta guardare quante volte parliamo nel blog stesso dei plugin e dei temi che stiamo provando per capire che troppo spesso l’informazione per il malintenzionato la forniamo noi stessi su un piatto d’argento…

Rinunciamo alla modifica del tema e dei plugin

Per operare su tema e plugin lavoreremo sempre su una copia locale nel nostro computer, per poi trasferire i file modificati sul server. E’ più laborioso ma infinitamente più sicuro. Senza trascurare il fatto di poter usare il nostro editor preferito per modificare i file PHP e CSS del tema o dei plugin.

Per impostare questa limitazione occorre togliere i permessi di scrittura al web server. Se siamo nell’ipotesi dell’utente dedicato differente dal nostro, basta impostare i permessi al valore ottale 0644 per i file e 0755 per le directory a partire da wp-content/plugins/ e wp-content/themes/, che significa: proprietario può leggere e scrivere, tutti gli altri solo leggere, invece dei classici 0666 e 0777 consigliati per abilitare la modifica dal pannello di amministrazione di WordPress.

Se invece siamo nel caso peggiore, quello del web server che accede con lo stesso nostro utente, le modifiche sono molto meno efficaci, anche se niente vieta di applicarle: occorre togliere del tutto il permesso di scrittura, anche a noi stessi, usando il valore ottale 0444 per i file e 0555 per le directory. E’ una misura molto meno efficace perché il permesso di scrittura può essere ripristinato dal proprietario del file o della directory, che in questo caso è l’utente con cui viene eseguito anche il web server: se un malintenzionato riesce ad accedere, può tentare di ripristinare il permesso attraverso un comando in PHP e da lì avere via libera. E’ comunque un ulteriore ostacolo, il che non guasta.

Disinnescare i file in upload

Questa è un po’ più complicata, e richiede l’uso di alcune funzioni del web server che potrebbero non essere abilitate. Si tratta di impedire che un file PHP inserito nella cartella di upload da un malintenzionato possa essere eseguito dall’esterno.

Se abbiamo la registrazione degli utenti inibita, siamo già a buon punto, e questa misura è in un certo senso superflua. Certo, se esistesse un bug così grande in WordPress da permettere l’upload di un file anche senza essere registrati, la prima directory che potrebbe essere utilizzata è proprio quella di upload: per definizione deve essere scrivibile dal web server. A questo punto, basta immaginare un file PHP inserito a bella posta che includa il file di configurazione e mostri utente e password del database, di seguito piazzare un file che permetta di modificare il database e includere un altro file, o se stesso, come plugin di WordPress. Il gioco è fatto.

Ebbene, se il nostro servizio di hosting lo permette è possibile disinnescare l’esecuzione di file PHP nella directory degli upload ed in tutte le sottodirectory, inserendo un file .htaccess nella directory di upload con una singola direttiva:


RemoveHandler .php

Il risultato è che un eventuale file PHP inserito in quella directory non viene interpretato, ma quando fosse invocato via browser verrebbe trattato come un file di testo semplice, e ne verrebbe mostrato il contenuto, ossia non verrebbe eseguito come script PHP.

Questo ovviamente è possibile solo se il servizio di hosting lo permette. Conoscendo il tipo di web server installato e le opzioni abilitate è possibile migliorare di parecchio la sicurezza di WordPress, naturalmente a prezzo di qualche disagio in più.

Conclusioni

Ci sarebbe molto da dire, ancora. Non ho volutamente trattato argomenti abbastanza inflazionati come sicurezza delle password, aggiornamenti di WordPress e spam in commenti e trackback. Certamente l’argomento non è a portata di principiante, come sempre occorre sapere cosa c’è “sotto il cofano”, ma non ci si improvvisa in queste cose. I centinaia di blog WordPress violati presenti in Rete, di cui sto faticosamente tentando di avvertire i proprietari, dimostrano che mentre scrivere in un blog è alla portata di chiunque, mantenere un blog non è proprio banale.

Riferimenti

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